Recupero crediti con WhatsApp...un'opportunità?
Quando parliamo di recupero di crediti è sempre necessario fornire delle prove che dimostrino che abbiamo provveduto a sollecitare il debitore secondo le norme.
Ci sono diverse vie a disposizione per dimostrarlo, ma vogliamo concentrarci ora su un tipo particolare di tecnologia a supporto del recupero crediti: quella tramite il cellullare, o meglio tramite Whatsapp.
Circa 5 milioni di aziende nel mondo utilizzano WhatsApp Business confidando in un open rate del 98%.
Bisogna considerare però che rappresenta un canale adatto prevalentemente a comunicare con privati, piccoli imprenditori, installatori, liberi professionisti ed è gestito su una singola azienda, ovvero META la quale impone precise regole e valutazioni sulla reputazione e il livello del servizio.
Rappresenta comunque un canale che acquisisce autorevolezza e sicurezza utilizzato complessivamente a livello aziendale e considerando l’ampio utilizzo di strumenti di messaggistica elettronica come appunto WhatsApp o mail anche la giurisprudenza si è vista costretta ad ampliare il concetto di “prova scritta”.
E’ ormai riconosciuto che i messaggi WhatsApp contenenti una riconciliazione del debito e una promessa di pagamento costituiscono prove sufficienti per ottenere un decreto ingiuntivo.
La giurisprudenza stabilisce che:
“ SMS ed email sono documenti elettronici che contengono rappresentazioni informatiche di atti, eventi o dati legalmente rilevanti. Anche senza una firma, rientrano tra le riproduzioni informatiche e le rappresentazioni meccaniche di cui all'art. 2712 c.c. Pertanto, costituiscono prove complete degli eventi e delle circostanze rappresentate, a meno che il destinatario non contesti la loro autenticità”. (Cass. 21 febbraio 2019, n. 5141; Cass. 17 luglio 2019, n. 19155; Cass. 14 maggio 2018, n. 11606)*
In parole povere, questo significa che, i messaggi scambiati tramite WhatsApp sono accertati come prova scritta a tutti gli effetti.
Tuttavia, non essendo documenti firmati dal debitore, questi messaggi non soddisfano i requisiti per ottenere la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo emesso.
Dunque, le conversazioni e chat intrattenute su Whatsapp o su altra applicazione di messaggistica possono ben essere prodotte in giudizio come prova per l’emissione di un decreto ingiuntivo. È bene precisare, però, che tali messaggi non possono essere considerati come documentazione sottoscritta dal debitore, stante la loro “ignota provenienza”, non garantendo alcuna certezza circa la reale identità del mittente.
*Fonte https://www.studiolegalemagri.it/diritto-contrattuale-pubblicazioni/recupero-crediti-e-messaggi-su-whatsapp-perche-no.html
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20 novembre 2023
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